Se siete normali ultilizzatori del web è probabile che vi capiti piuttosto frequentemente di dover riempire moduli con i vostri dati per poter accedere a siti che vi interessano o che ritenete potrebbero interessarvi. Ogni volta che compilate un modulo di fatto portate a termine una piccola transazione in cui voi cedete una piccola parte della vostra identità, il vostro nome, il vostro indirizzo email, magari qualche dato in più, in cambio dell’accesso a informazioni, contenuti o servizi. Tralasciando per gli aspetti più strettamente legati alla tutela della vostra privacy, spesso difficile da garantire con siti e servizi sparsi sui cinque continenti, l’amministrazione stessa della vostra identità ceduta a tanti e diversi servizi può costituire un compito non da poco.
Pensate di cambiare numero telefonico, o indirizzo email, o addirittura posto di lavoro e a quanti siti dovreste notificare anche un minimo cambiamento. Si tratta di un lavoro lungo e tedioso, difficile da completare e che indubbiamente innescherà uno strascico di piccoli problemi: dagli amici e colleghi che non riescono a raggiungervi a password dimenticate inviate a indirizzi email che ormai non avete più.
In un web sempre più interattivo, in cui non ci si limita più a scaricare delle informazioni ma presso attraverso il quale si amministrano in modo sempre più interconnesso il proprio lavoro, le proprie passioni e le proprie relazioni sociali inizia ad emergere sempre più forte la necessità di sistemi in grado di aiutarci ad amministrare la nostra identità in rete.
Mentre in ambito professionale esistono da anni soluzioni che consentono agli utenti di una intranet di accedere a tutti i servizi offerti da un’azienda limitandosi ad immettere username e password un’unica volta all’inizio della sessione di lavoro (i cosiddetti signle sign on systems), riuscire a creare un sistema che consenta ai siti più diversi di condividere un unico sistema di autenticazione è una sfida di proporzioni ben più grandi.
Fortunatamente per noi ci sono diverse iniziative attive su questo fronte promosse sia da grandi player del settore come Microsoft, Google o Yahoo!, sia da consorzi indipendenti come OpenID, tese a costruire un’infrastruttura che consenta da un lato agli utenti di amministrare in modo centralizzato la propria identità in modo sicuro e potendo scegliere di rilasciare solo le informazioni necessarie in modo controllato, dall’altro ai fornitori di servizi di facilitare l’accesso ai propri siti avendo la certezza che all’altro capo del collegamento ci sia effettivamente chi ci dovrebbe essere.
Oltre che semplificare la vita di chi usa la rete evitando di dover compilare un sacco di moduli in rete, questa nuova generazione di sistemi per la gestione delle idenitità costituisce uno dei pilastri dei cosiddetti “Digitaly Lyfestile Aggregator”, ovvero un nuovo tipo di applicazione web in grado di aiutarci a raccogliere, organizzare e distribuire la nostra vita digitale fatta di fotografie, filmati, storie, link, blog e di relazioni di con amici, parenti, conoscenti, colleghi ed estranei.
Già oggi è possibile condividere con grande facilità e istantaneamente una fotografia fatta con un telefono cellulare con un gruppo di amici, oppure pubblicare su un sito personale una storia che vogliamo sia visibile solo ai nostri famigliari. Perché questi servizi possano funzionare è necessario poter non solo identificare altri utenti in rete ma anche definire delle relazioni personali con questi, per poter facilmente distinguere gli estranei dagli amici dai parenti, e questa sarà un’altra applicazione chiave dei sistemi di gestione delle identità.
La gestione delle identità è uno dei temi caldi per lo sviluppo del web e perché questi scenarii ideali si possano realizzare sarà necessario che i fornitori di servizi riescano a mettersi d’accordo su sistemi comuni per l’identificazione dei propri clienti che funzionino in modo trasparente e aperto, consentendo a tutti gli utilizzatori non solo di aderire facilmente ad un servizio ma anche di cancellare la propria adesione e di trasferire tutti i contenuti caricati da un sito ad un altro, consentendo alle persone di ritornare ad avere il controllo della propria identità.
Paolo Valdemarin
Il Sole 24 Ore - Nòva - 9 novembre 2006