Un recente rapporto elaborato dalla società di consulenza Casaleggio e Associati suggeriva una proporzionalità diretta tra il numero di link esistenti verso un blog e l’affidabilità del blog stesso. Credo che sia un’affermazione quanto mai rischiosa: il numero di link potrà al massimo essere indice della rilevanza di un sito, non certo della sua affidabilità.
Mi spiego: è vero che la misurazione delle performance di un sito Internet è un’attività sempre più articolata e complessa. Accanto ai dati relativi al traffico vero e proprio su un sito (ovvero la conta del numero di pagine scaricate e visitatori registrati) oggi l’attenzione si concentra sempre di più sulle reazioni che un sito crea in ogni angolo della rete.
Con la crescita esponenziale dei blog e di altri servizi analoghi, un numero ogni giorno maggiore di persone pubblica le proprie opinioni in rete, esprimendo molto spesso considerazioni e critiche a proposito di aziende, prodotti e servizi. Chi gestisce un sito commerciale o informativo deve quindi andare continuamente alla ricerca di riferimenti al proprio sito per tener traccia delle conversazioni che a qualcunque titolo coinvolgano la sua attività.
Fortunatamente esistono strumenti specifici per individuare queste conversazioni. Alcuni, ad esempio Google Blogsearch (blogsearch.google.com), sono offerti direttamente da motori di ricerca, altri, come Technorati (www.technorati.com), sono specializzati nell’analisi di contenuti prodotti sui blog. Tutti questi sistemi elaborano in continuazione l’enorme quantità di materiale che ogni giorno viene riversata in rete e consentono di individuare rapidamente fonti, autori e argomenti.
Questo continuo lavoro di analisi crea quale sottoprodotto un notevole numero di classifiche. Si tiene così conto di quali siano le ricerche più frequenti, di quali siano i nomi più usati e di quali sono le pagine che hanno ricevuto più link.
Indubbiamente il numero di link che sono stati fatti verso un certo sito è un dato interessante da considerare e infatti sappiamo che la conta dei link è uno degli ingredienti dell’algoritmo segreto che Google e altri motori di ricerca usano per ordinare i risultati di una ricerca. Nell’ambito di queste analisi i link sono importanti perché da un lato sono il frutto di un’azione umana, visto che nella grande maggioranza dei casi vengono creati da una persone che a vario titolo scrivono sul web, e dall’altro sono facilmente comprensibili da un software.
In altre parole i link vengono contati come se fossero dei voti: più voti sono stati fatti nei confronti di una pagina, maggiore è il peso che quella pagina avrà nei risultati di una ricerca. Al contrario di quanto avviene in politica però i link non hanno connotazioni positive o negative, di conseguenza un numero molto alto di link verso una pagina potrà dirci che quella è una pagina rilevante per un determinato gruppo di persone che scrive sul web ma certamente non che quella pagina ha dei contenuti più affidabili rispetto ad altre che hanno ricevuto meno link.
Fortunatamente in questa fase della crescita del web queste classifiche sono sempre meno importanti proprio a grazie al numero sempre maggiore di persone che partecipa in modo attivo alla rete. Indici di affidabilità o di fiducia sono quasi impossibili da far calcolare ad una macchina ma si tratta di attività che qualunque persona intuisce in modo rapido e naturale.
Per un numero sempre maggiore di persone l’arduo compito di individuare informazioni rilevanti nella rete viene delegato a piccoli gruppi di blogger nei confronti dei quali si è stabilito un rapporto di fiducia basato su una continuata frequentazione. Queste fonti sono generalmente caratterizzate da un’elevata specializzazione da una visibilità tutto sommato modesta e si affiancano alle poche fonti di informazione tradizionali quali i mass media o i blog più popolari. Presto ognuno di noi avrà selezionato un piccolo gruppo di fonti di fiducia e spesso, attraverso il proprio weblog, sarà diventato a sua volta una preziosa fonte di informazioni per gli altri frequentatori della rete.
Paolo Valdemarin
Il Sole 24 Ore - Nòva - 26 gennaio 2006