La cosiddetta “blogosfera”, l’insieme di tutti i blog, è oggi 60 volte più grande di quanto fosse solo tre anni fa. Stando ai dati pubblicati di recente da Technorati la quantità di weblog nel mondo raddoppia in modo costante ogni cinque mesi e mezzo, si stima che ogni secondo nasca un nuovo blog e che vengono scritti circa 50.000 post ogni ora. Con l’aumento della popolarità di questa forma di comunicazione si registra anche un aumento degli abbandoni: molti neo-blogger dopo poche settimane chiudono o abbandonano il proprio sito.
Si tratta di un fenomeno del tutto naturale, in molti casi si tratta di false partenze, e spesso la causa di questi abbandoni si può trovare in delle aspettative sbagliate dovute a una percezione parziale del fenomeno. Questo è particolarmente vero per chi già si occupa di comunicazione: per alcuni giornalisti i weblog sono giornali senza caporedattore come per alcuni scrittori si tratta di libri senza editori o per qualche imprenditore sono annunci pubblicitari senza costi. Mentre molti apprezzano la caratteristica mancanza di intermediazione dei blog, il vero motivo del successo di questo strumento è l’aspetto sociale: i weblog consentono di creare conversazioni con altre persone. Il motivo per cui aprire un weblog può essere una delle esperienze più entusiasmanti è che consente di trovare rapidamente delle persone in grado di arricchirci interagendo con le nostre idee: se non si riesce ad innescare questo fenomeno, un blog è destinato a chiudere presto.
I blog sono un mezzo che ci consente di collegarci ad un sistema composto da migliaia di altre persone come noi, regolato da interazioni sociali, non sono certo uno strumento per diventare famosi, o per raggiungere quantità enormi di pubblico e raccogliere migliaia di commenti sotto ogni frase scritta. L’aspetto più formidabile e spesso sottovalutato della blogosfera è il fatto che le migliaia di cervelli che la compongono sono in grado di individuare e processare informazioni anche quando queste sono interessanti solo per un numero esiguo di utenti.
Se iniziate oggi a scrivere un blog su ciò che vi appassiona, si tratti di musica blues, di lavoro, di politica, di collezionismo di trenini elettrici o di un insieme di tutte queste cose, succederà presto che qualcuno troverà il vostro sito e, se lo considererà interessante, lo segnalerà sul proprio blog. Rimbalzando di link in link dopo un po’ avrete scoperto di avere un piccolo pubblico che non solo condivide i vostri interessi ma che a sua volta contribuisce a farvi scoprire nuovi aspetti delle vostre passioni. Questo sistema è frammentato e complesso ma basandosi sull’attenzione condivisa da parte migliaia di utenti e sull’efficienza dei moderni motori di ricerca, riesce a mantenersi incredibilmente efficiente.
Un aspetto che preoccupa chi si avvicina ai blog, soprattutto in ambito professionale, è la cronica mancanza di tempo che affligge quasi tutti, ed è senz’altro vero che scrivere su un weblog e tener traccia dello svilupparsi delle conversazioni richiede una certa quantità di tempo e attenzione. Si tratta di tempo bene speso, che consente di crescere, di capire meglio, di essere più efficienti e di disporre di informazioni di qualità migliore in base alle quali prendere delle decisioni. E comunque non c’è alcun tipo di obbligo: al contrario di quanto avviene in altri ambiti di incontro virtuale (mail list, forum o gruppi di discussione) in cui il ritmo viene determinato da un insieme di regole alle quali è indispensabile adeguarsi, un blog segue sempre i ritmi, i temi e gli interessi del suo autore. Non è necessario scrivere a intervalli prestabiliti e nemmeno aprire il proprio sito a commenti da parte dei lettori qualora non ci sia il tempo di rispondere adeguatamente, l'importante è condividere in modo semplice e diretto il proprio punto di vista, è già stato ampiamente dimostrato è che i vantaggi dati da questo strumento supereranno di gran lunga il tempo che vi avrete dedicato.
Paolo Valdemarin
Il Sole 24 Ore - Nòva - 16 febbraio 2006